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Seppur ridotta a un migliaio di combattenti, continuò a lottare casa per casa quando gli Alleati arrivarono alla via Emilia; la città di Faenza venne tenuta fino al 17. Nel febbraio del 1945 la divisione si trovava dispersa tra la zona a sud-est di Bologna e Ferrara.

Ricostituita con reparti e mezzi anche di altre unità disciolte, la Divisione costituiva ancora l'elemento tedesco più forte in Italia con i suoi 13.500 uomini e alcune centinaia di carri.

Il 9 aprile 1945 iniziò l'offensiva finale alleata con tremendi bombardamenti; secondo quanto prestabilito, la 26.Panzer-Division arretrò sulla linea del fiume Santerno e sotto Imola. La situazione generale intanto precipitò: i reparti corazzati tedeschi vennero decimati dai bombardamenti, diretti anche a singoli soldati.

Passata sotto il comando del I.Fallschirmkorps nel giugno 1944, l'unita' fu raggruppata ad Orvieto combattendo in azioni di retroguardia.

Proseguendo nella ritirata generale delle truppe tedesche la divisione combattè in Toscana, toccando Siena e Volterra. Da qui si spostò verso la costa tirrenica transitando da Lari, Pontedera, Ponsacco e Fucecchio.

Dal 25 agosto 1944 la divisione, sganciata dai combattimenti, si raggruppò nei dintorni di Monsummano e destinata a difendere la parte orientale della Linea Gotica. La divisione difese la strada adriatica ritirandosi gradatamente verso nord dove venne impiegata nella difesa di Ravenna, caduta in mano alleata il 4 dicembre.

Bologna cadde in mano alleata il 21 aprile e gli scarni resti della divisione passarono il Po a Polesella su zatteroni e barche dirigendosi verso Abano Terme. Nel passare il Po vi furono perdite altissime; moltissimi soldati che non sapevano nuotare annegarono, carichi degli equipaggiamenti e delle armi. Nonostante questo, alcuni reparti della "Ventiseiesima" continuarono a combattere aprendosi la strada verso il Brennero con le armi. Il 30 aprile la notizia della resa delle truppe tedesche in Italia raggiunse il grosso dell'unità nei pressi di Trento e Bolzano.
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